Articolo preso su “Liberazione online del 2 novembre 2008”
 
In provincia di Cosenza un gruppo di over ottanta si iscrive alle elementari Per salvare la scuola anche i nonni in classe Ma il governo tira dritto

Frida Nacinovich

Non è mai troppo tardi. In trenta, tutti con ottanta e più primavere alle spalle, si sono iscritti alle scuole primarie, cioè alle vecchie scuole elementari. Non hanno scoperto la fonte dell’eterna giovinezza, non voleranno nello spazio come i loro coetanei di Cocoon. Più semplicemente vogliono difendere la scuola dei loro nipoti. Un piccolo istituto, che con la “riforma” Gelmini verrà cancellato per numero insufficiente di alunni. Non sopravviverà al nuovo che avanza made in Berlusconi & c. Benvenuti ad Acquaformosa, piccolo comune italio-albanese della provincia di Cosenza, 1.200 anime in tutto, per lo più attempate. Perché i nonni tornano, i figli emigrano per lavorare, i nipoti studiano per non avere il destino dei padri. Certo, se però chiudono la scuola le cose si complicano. Troppi pochi alunni per una scuola elementare. Che pure, in un piccolo paese- comune è luogo di ritrovo al pari dell’oratorio. Già nel 2006, la chiusura della scuola era stata scongiurata con un’identica mobilitazione. Dodici residenti dagli ottant’anni in su, analfabeti o semianalfabeti, avevano accettato di iscriversi. Appunto avevano pensato che non è mai troppo tardi. Siamo alle solite. Oggi il sindaco, Giuseppe Manoccio, invita il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, a ricorrere contro le decisioni del governo. «La chiusura della scuola - dice Manoccio - è un’evenienza da evitare per diversi ordini di motivi. Oltre al fatto che il nostro è un comune arbereshe da tutelare anche in base alla normativa, c’è da considerare che, negli anni scorsi, si sono investite risorse per il plesso e altri finanziamenti sono in corso d’opera. Chiudere sarebbe una contraddizione». Cartoline da un paese che si mobilita per salvare la sua scuola elementare. Un altro fiore nell’Italia delle cento manifestazioni a difesa di una scuola pubblica che funzioni, continui ad essere ben valutata - come è ora - nelle classifiche europee del settore. Studenti, insegnanti e genitori hanno manifestato anche nel giorni di ognissanti a Roma, Milano,
---- Torino e in molte altre città contro la legge Gelmini. Il Popolo delle libertà tira dritto, anche se il ministro Ignazio La Russa alla fine deve ammettere: «Il governo ha sempre comunicato benissimo su tutti i temi: dall’Ici ai rifiuti di Napoli. Sulla scuola abbiamo avuto una defaillance. Questo è il motivo di tante proteste. Ad esempio quelle degli studenti universitari che non sono minimamente toccati dalla riforma». Ma da quella che sta per arrivare sì. Perché dopo il 137 non c’è il 138 ma il 133, quello che dalle anticipazioni della Finanziaria taglia i fondi ordinari a università e ricerca per circa un miliardo e mezzo di euro complessivi. Il governo tira dritto. Ma qualcuno si preoccupa. Umberto Bossi, ad esempio, che per altro la prende alla lontana. «A me sembra il ’68. Le stesse cose di oggi avvennero allora». Subito dopo il ministro delle Riforme suggerisce di «intervenire sull’università e trovare i finanziamenti adatti». Convinca Tremonti, lui che del superministro dell’economia è amico di vecchia data. Da parte sua Roberto Maroni avverte che gli studenti che occupano scuole e università saranno denunciati. «Se ci saranno illeciti ci saranno denunce». Insomma linea dura, cosa che per il titolare del Viminale sta diventando un’abitudine pericolosa. Per gli studenti. Perché il governo continua a dare la sua personalissima versione dei fatti su quanto accaduto mercoledì scorso fuori dal Senato. Mentre l’assemblea di palazzo Madama dava l’ok definitivo alla legge Gelmini, gli studenti protestavano pacificamente e il “blocco studentesco” dal cuore nero mostrava i muscoli. Ma non sono stati loro a cominciare, si sono solo difesi (con spranghe, cinghie, mazze, manganelli e braccia tese), ribadiscono quelli del Popolo delle libertà. Non è vero, ma il governo fa finta di niente. L’Italia protesta, ma il governo fa finta di niente. Dall’opposizione, le ultime notizie raccontano di una prossima raccolta di firme in vista di un referendum abrogativo. Una battaglia di medio periodo, sulla quale all’interno del Pd si discute. Perché se il segretario Veltroni è convinto di avere detto la cosa giusta, le minoranze interne mugugnano. Da quelle parti altro che maestro unico. Ma nelle scuole e nelle università si va avanti. Sempre più spesso in modo intelligente. Perché i giovani del 2008 sono bravi, così bravi da convincere anche i loro nonni a lottare per salvare la scuola.
 
 
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