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Nacque ad altomonte il 4 Dicembre 1829, da Francesco Antonio e da Maria Giuseppa Tarsia, originari di Acquaformosa, trasferitasi nella vicina cittadina per accudire ad alcuni beni fondiari di proprietà della famiglia.
Giovanni Carlo fu avviato agli studi prima con l’aiuto di alcuni precettori loali e, successivamente, presso il Collegio italo-albanese Sant’Adriano di San Demetrio Corone; fu tra gli studenti che, spinti della idee progressiste del famoso direttore Antonio Marhianò, abbracciò le idee rivoluzionarie e si arruolò volontario nel movimento popolare che portò la ribellione nel 1848 in tutta l’Italia Meridionale.
Lo troviamo tra gli ardimentosi che combatterono nel campo Campotenese contro le agguerrite truppe borboniche e, dopo il fallimento di questa eroica impresa, arrestato e condotto a Cosenza, dove la gran Corte Criminale di Calabria Citra lo condannò a diversi anni di carcere duro. Le vicende politiche e il processo costarono alla famiglia l’intero patrimonio economico. Tornato in libertà dopo alcuni anni, infatti, trovò i suoi genitori ridotti quasi alla miseria.
Dovette, per ciò, rinunciare a compiere gli studi ed adattarsi a dare lezioni private. Nel 1861 vinse la cattedra di lettere latine presso il Ginnasio di Lucera.
Fu trasferito pochi anni dopo a quello di Catanzaro. Nel 1861 è a Castroreale, stimato professore di latino e greco, quando una improvvisa quanto grave malattia lo costrinse ad abbandonare la carriera. Un anno dopo, e siamo appena al 1882, morì nella propia abitazione a Catanzaro. La vita letteraria di Capparelli fu fervida e piena di successi. Infatti pubblicò manuali scolastici (“Su la necessita e il metodo dell’insegnamento della lingia Greca e latina nel Ginnasio del liceo”,Catanzaro,1866), fine polemista (“ Risposta alla critica fatta dal Prof. Angiolantonio Scambelluri”, Catanzaro, ed. Astusi, 1867 on riedizione nel 1869); latinista e critico letterario (“ Giudizio critico-filologico intorno alla tempesta descritta da P. Virgilio Marone nel primo libro dell’Eneide”, Catanzaro, ed. Artusi, 1877); e pubblicista (“ Discorsi popolari”, Catanzaro, tip. Dell’Orfanotrofio, 1869).