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Rosa nacque l'8 novembre 1905 ad Altomonte, il giorno 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, fu portata in chiesa per essere benedetta.
All'età di 12 anni, dopo aver terminato gli studi elementari, andò a studiare in un collegio di Cosenza. Lì si distinse per la sua applicazione nello studio e per l'esemplarità di vita. Si diplomò con buoni voti all'età di 18 anni.
A 20 anni si ammalò di peritonite, allora, nel profondo sud, queste malattie non venivano curate in ospedale, ma a casa. Anche Rosa fu curata con questi metodi primitivi, la cura fu molto dolorosa e stette per morire. Provvidenzialmente quell'anno ad Altomonte si laurearono tre giovani medici che a turno si prodigarono per le cure a Rosa. E con l'aiuto di Dio, le medicine e le preghiere della nostra mammina, Rosa si salvò. I medici, tuttavia, prescrissero alla paziente di andare a vivere in campagna dove l'aria più salubre e la tranquillità l'avrebbero certamente fatta guarire.
Nella nostra campagna avevamo un grande e bella casa, distava dal paese mezz'ora di cammino, lì spesso parenti e amici venivano a farci visita e ciò era di grande sollievo per mia sorella. Altro motivo di gioia per Rosa era il suono delle campane della chiesa di Acquaformosa.
Appena guarita, iniziò la sua attività di maestra, prima all'asilo di Altomonte e poi, dopo aver vinto il concorso magistrale, nelle scuole elementari di Corigliano, Firmo e Farneta, un piccolo paesino di 500 abitanti. Commossa ricordava l'arrivo in questo piccolo centro; quando genitori e bambini le andarono incontro portandole mazzi di fiori e festeggiandola. A Farneta insegnò in una pluriclasse e si dedicò completamente ai bambini che seguiva con tanto amore e pazienza. Affetto che veniva ricambiato dagli scolari e dai loro genitori che facevano a gara per dimostrarle il loro affetto e riconoscenza, colmandola di doni.
L'anno successivo andò ad insegnare a Montegiordano, un paese vicino a Farneta, dove ebbe la stessa accoglienza e dove profuse tutte le sue energie in favore dei bambini.
Qui, insieme ad una sua collega, fondò l'Azione Cattolica e a Montegiordano, per la prima volta, i bambini vennero preparati per ricevere la Prima Comunione con regolari corsi di catechismo.
Intanto un'altra malattia la tormentava e la faceva soffrire giorno e notte, l'ulcera.
Per poter stare vicino ai suoi chiede il trasferimento e nel 1934 venne ad insegnare ad Acquaformosa.
Un giorno fu chiamata dal vescovo Giovanni Mele che le chiese di interessarsi dell'Azione Cattolica parrocchiale e diocesana. Mia sorella, umile come sempre, si sentì incapace per un tale impegno, ma accettò ugualmente l'incarico. Con zelo e scrupolosità, e con tanta fede in Dio, incominciò a lavorare alacremente. Frequentava i corsi organizzati dall'Azione Cattolica e ai ritiri spirituali che si tenevano a Paola.
Rosa apparteneva anche ad un Istituto secolare come Francescana e partecipava ai ritiri spirituali che venivano svolti ad Assisi.
Fu presidente dell'Associazione Italiana dei Maestri Cattolici.
Seguiva con amore materno le associazioni che dirigeva, scriveva circolari mensili, con grande sacrificio sia per la malattia e sia per il tempo che doveva sottrarre al riposo. I suoi scritti erano pieni di consigli e incitamenti. Attraverso i suoi scritti le aderenti all'Azione Cattolica e all'A.I.M.C. sentivano la bontà e la sua incondizionata generosità, e ricambiavano questo affetto con lettere piene di ringraziamenti per il bene che ricevevano.
Poi passò ad interessarsi delle donne cattoliche e le giovani dell'Azione Cattolica le regalarono una macchina per scrivere Olivetti. Intanto continuava a visitare le parrocchie della diocesi portando parole di conforto e di stimolo, mensilmente scriveva le sue circolari, ma ora le scriveva a macchina.
Nel 1961 la sua malattia era giunta da uno stadio avanzato e le impediva di nutrirsi. L'aggravarsi della malattia la costrinse a sottoporsi ad una visita specialistica in un ospedale di Roma, dove urgentemente fu sottoposta ad un intervento chirurgico che le salvò la vita in extremis.
Dimessa dall'ospedale dopo due mesi di degenza ritorno ad Acquaformosa e riprese alacremente il suo apostolato, diceva che il Signore l'aveva salvata perchè su di lei aveva altri disegni.
Il 5 agosto 1968 si ritirò dall'insegnamento nelle scuole statali e si dedicò completamente con entusiasmo ed affetto ai ragazzi ricoverati nel Centro di Assistenza Preventiva Giovanile di Acquaformosa di cui fu confondatrice della seconda sezione che accoglieva i ragazzi che frequentavano le scuole medie inferiori. Ragazzi difficile che provenivano da tutti i paesi della provincia e che ad Acquaformosa trovavano un ambiente adatto dove vivere la loro infanzia e adolescenza.
Nel 1970 inizia il suo calvario con la vista. Le lunghe e scure sere passate a scrivere con l'ausilio della fioca luce delle candele cominciavano a presentare il conto. Venne operata prima all'occhio sinistro e poi a quello destro, ma a nessuno faceva pesare la sua condizione, anzi era esempio di laboriosità per tutti.
Con grande fede proseguiva nelle opere intraprese. Con il ciclostile ha stampato migliaia di opuscoli per la preghiera liturgica, per la preghiera personale. Settimanalmente pubblicava il Bollettino Parrocchiale.
Scrisse fino a pochi giorni prima di morire, stava molto male ma diceva che doveva fare presto per portare a compimento l'impegno a cui era stata chiamata.
Durante la sua vita terrena fece sempre la volontà di Dio, era sempre serena anche nei momenti di maggiore sofferenza.
Seguiva il suo regolamento di vita scrupolosamente, anche se molto malata all'ora stabilità iniziava la sua giornata di preghiera, lavoro e offerta a Dio.
Pregava sempre e lavorava senza stancarsi. Ogni minuto della giornata per lei era prezioso. Non negava mai il suo aiuto. Non pensava mai male di nessuno, ma era comprensiva con tutti e tutti perdonava.
Nella sua vita terrena ha molto sofferto e non solo fisicamente ma anche moralmente, il suo volto sereno era l'immagine della continua offerta al Signore e aveva sempre la forza di incominciare da capo, perdonava e pregava.
L'incontro con Gesù ogni mattina, la meditazione, la recita del Mattutino, del Vespro, il Santo Rosario, la Via Crucis, erano il suo cibo quotidiano che la rendevano serena, gioiosa, pronta a tutto, anche ad andare incontro alla morte.
Nel 1978 si ammalò di nuovo seriamente. Accusava insufficienza cardiaca, deperimento organico ed enfisema polmonare.
Il suo apostolato non subiva nessun arresto.
Rosa il giorno 15 aprile 1981 alle ore 10,40 calma, con il sorriso sulle labbra andò a ricevere il premio del Paradiso.
A chi l'ha conosciuta e le è stata vicino ha lasciato un grande ricordo, ai famigliari ha lasciato un immenso dolore.

Testamento di Rosa Lotito

Viva Cristo Re !
Col presente testamento scritto di mio pugno e in piena efficienza delle mie facoltà mentali, revoco e annullo ogni mia precedente disposizione di ultime volontà, volendo che solo il presente abbia efficacia.
Nomino esecutrice testamentaria mia sorella Marietta. Dispongo che essa sola abbia diritto di toccare le mie carte private e di farne ciò che vuole.
Nomino erede universale di ciò che alla mia morte possa possedere: sostanze, somme, oggetti, vestiario, libri, ecc. mia sorella Marietta che ne può disporre salvo i seguenti obblighi:
1) Provvedere ai miei funerali, semplicissimi, e ai miei suffragi.
2) Le eventuali somme disponibili siano divise in parti uguali tra Marietta ed Enrico che, non avendo famiglia propria, possono averne bisogno.
Dopo aver disposto dei beni terreni desidero confermare la mia professione di fede dichiarandomi felice e gratissima a Dio di essere nata, vissuta e morta in seno alla Chiesa Cattolica.
Accetto la morte dalle mani di Dio in espiazione dei miei peccati, per ottenere la pace al mondo e la santificazione delle anime.
Raccomando a ciascuno di voi: fratelli, cognate e nipoti, di vivere da buoni cristiani, in pace e guardando al cielo e non alla terra e alle cose che passano.
Amate il Signore con tutto il cuore e amatevi a vicenda perdonandovi le eventuali offese per meritare il perdono di Dio.
Ringrazio con tutto il cuore coloro che mi hanno fatto del bene, che mi hanno curata e sopportata, che mi hanno amata nonostante i miei difetti.
Ringrazio in particolare chi ha contribuito alla mia formazione cristiana e sorretto nella vita spirituale e soprattutto ringrazio chi mi ha corretto facendo soffrire la mia natura iper-sensibile, nonostante le apparenze.
Il mio ringraziamento si trasformerà in tanta preghiera per ciascuno dei miei benefattori e chiederò al Signore di ricompensarli.
Chiedo perdono con tutto il cuore a chi ho procurato dispiaceri, delusioni e cattivi esempi. Come io ho sempre perdonato e dimenticato qualsiasi offesa o dispiacere ricevuto e ho sempre scusato chi mi ha fatto soffrire, così vi chiedo di perdonare e di scusare anche me.
Vi chiedo la carità di ricordarmi nelle vostre preghiere e di suffragare l'anima mia e qualche volta di fare un'opera di carità materiale o spirituale per amor mio.
Aiutatemi a raggiungere al più presto il mio Signore a cui ho consacrato la mia vita e la mia anima.
Arrivederci, miei carissimi, in Paradiso!
Acquaformosa 27.9.1978
Rosa Lotito
Donna-sacerdote.
Vita di preghiera e lavoro.
Vita di sofferenza fisica e di pratica delle virtù.
Dal momento in cui incontrasti il Cristo nel battesimo, non lo abbandonasti più.
Ma iniziasti il movimento di avvicinamento progressivo a Lui, dando via libera al germe vitale del battesimo di sprigionare la sua energia divina.
E fosti cristiana per il battesimo ricevuto e per la vita che conducesti.
Un crescendo di fede, obbedienza, di amore, di purificazione della tua anima sul binario della preghiera e del sacrificio.
Casta Donna:
1) di mente - pensiero puro
2) di cuore - cuore puro
3) di corpo - corpo puro
4) di lingua - lingua pura.
Esemplare di prudenza, di modestia, di perseveranza.
I tuoi giorni furono senza vuoti e senza cadute di tensione; furono una tessitura senza smagliature.
Donna forte: davanti alle difficoltà di ogni genere alle quali è soggetto ogni essere umano, tu non tentennasti ma tenesti fede alla tua fede!
Decidesti per il Cristo e il Cristo seguisti, il Cristo imitasti, il Cristo adorasti, il Cristo amasti, al Cristo ti offristi, il Cristo servisti nei suoi piccoli fratelli.
Quando leggeremo nei Vangeli le parole: "Gli apostoli di Gesù, i discepoli del Signore" da oggi in poi, scriveremo tra i dodici, tra i settantadue, tra i cinquecento, tra gli innumerevoli seguaci di Gesù, un altro nome: Rosa Lotito!
A quale titolo?
1) Vergine: legata esclusivamente al Cristo
2) Martire: testimoniasti sempre il Cristo
3) Orante: chi può numerare i tuoi rosari? Le tue Messe? Le tue Comunioni eucaristiche? I tuoi vespri? I tuoi mattutini? Le tue Paraklisis? I tuoi Akathistos alla Madre di dio ?
4) Zelante catechista: organizzavi il catechismo in parrocchia, in classi, con testi e sussidi audiovisivi, con le gare e con i premi di profitto
5) Apostola dell'Azione Cattolica: iniziasti e ti impegnasti nell'Azione Cattolica fin dal momento, nel lontano 1936, in cui il Pastore della Diocesi, Mons. Giovanni Mele, ti conobbe, ti riconobbe, ti scelse apostola. Presidente diocesana della gioventù femminile, prima, e poi delle donne cattoliche, tu non facevi passare giorno senza scrivere una circolare o una cartolina individuale per esortare a organizzare incontri, associazioni, giornate di studio e di ritiro spirituale, Non vi era parrocchia che non avesse l'associazione e che non sentisse la tua presenza di amica, di sorella, di consigliera, di zelatrice. Fino a 1000 e più iscritte. Il Vescovo e il Clero della Diocesi vedevano in te a vergine del Vangelo della lampada accesa e lo stesso Santo Padre il Papa volle insignirti della onoreficenza pontificia Pro Ecclesia et Pontifice a titolo di gratitudine della Chiesa per la tua opera di apostolato.
6) Zelatrice delle missioni: delegata diocesana per le Pontificie Opere Missionarie, organizzavi la giornata missionaria annuale e curavi in permanenza le iscrizioni alle opere missionarie di San Pietro, della S. Infanzia, del Clero indigeno.
7) Zelatrice dell'aiuto ai lebbrosi: ogni anno curavi la distribuzione delle buste delle offerte, con tanto zelo e preghiera per i fratelli lontani colpiti dalla lebbra.
8) Zelatrice dell'Università del Sacro Cuore: durante la tua vita avesti a cuore l'affermazione del massimo istituto di cultura dei cattolici italiani.
9) Zelatrice della liturgia della Chiesa: hai diffuso montagne di libretti, che stampavi col ciclostile, di tutte le preghiere della Chiesa, per facilitare la partecipazione del nostro popolo ai misteri cristiani celebrati con i riti della liturgia della Chiesa. Vespri, mattutini delle domeniche e delle feste e della Settimana Santa, testo della Santa Messa, Inno Akathistos, Paraklisis, libretto di preghiere giornaliere per i ragazzi,
10) Confondatrice della seconda sezione del Centro di Assistenza Preventiva Giovanile: lasciato il servizio scolastico non ti ritirasti a vita privata, ma promuovesti l'istituzione della seconda sezione del Centro dove accogliere i ragazzi che terminavano la scuola elementare e che, altrimenti, sarebbero dovuti tornare nelle loro case. Con evidente sacrificio lasciata la tua casa e ti trasferisti nei locali del collegio dove diventasti la consigliera e la confidente preziosa degli alunni adolescenti che portavano a te i loro problemi.
11) Confondatrice del gruppo parrocchiale di spiritualità: per alcuni anni, lasciasti la casa, e ti trasferisti nella casa allestita a oasi di preghiera e di studio della spiritualità cristiana: casa delle "Akatistine".


Dal diario delle Suore Basiliane del dì 15 aprile 1981


La Settimana Santa ci prepara una grande sorpresa: muore la Signorina Rosa Lotito. Siamo al mercoledì Santo, Zoti parte per Cosenza con Suor Sofia e Suor Maria Basilia. Le Suore si alternano sin dal mattino a visitare la signorina Rosa che sembrava stesse meglio. Verso le 10,30 dovevamo andare in chiesa per preparare l'altare. Ma mi sento quasi spinta: prima vado a far visita alla signorina. Era assopita, la chiamo, mi risponde con un gesto della testa, mi riconosce. La bacio sulla fronte, è stata l'ultima volta.
Una santa si preparava al suo transito. Si ricompone, mentre cantiamo gli inni che lei tante volte aveva cantato, scritto e meditato: l'incontro con lo Sposo che viene, la festa delle nozze con lo Sposo, del Tuo convito mistico, Simeron cremate, con lo Sposo si è consumata, e tanti altri inni risuonavano dolci all'orecchio e al cuore della Vergine e Sposa di Cristo, che con dolcezza e serenità esalava il suo ultimo respiro a Colui che l'aveva plasmata.
È morta da Santa, ha lasciato un solco profondo nel nostro cuore.
La figura della vera donna, pia, umile, silenziosa e forte, ha portato a termine il buon combattimento.
Le sue esequie sono state celebrate proprio il Giovedì Santo. Vi partecipa tutto il popolo, sacerdoti dei paesi vicini e il Vescovo Sua Eccellenza Monsignor Stamati, il quale, dopo le esequie, ha pronunciato un discorso commemorativo, per l'infaticabile lavoro svolto dalla signorina Rosa in seno alla diocesi. In piazza, poi, le sue innumerevoli virtù sono state ricordate dal professor Mario Pacenza.